Esistono archivi che conservano frammenti di vite così affilate da tagliare ancora oggi le nostre certezze più radicate. Negli anni trenta, mentre l'Europa scivolava nel totalitarismo, Claude Cahun esibiva geometrie d'identità fluide e provocatorie, scattando autoritratti che sfidavano la stasi del proprio tempo.
Una guerriglia di volantini poetici
Quando i nazisti occuparono l'isola di Jersey, Cahun e la sua compagna Marcel Moore non imbracciarono fucili, ma avviarono una destabilizzante campagna di propaganda poetica. Firmandosi con lo pseudonimo del Soldato Senza Nome, infilavano messaggi antimilitaristi nelle tasche degli ufficiali tedeschi, scardinando la loro cieca disciplina.
Il genere come spazio di rivolta
La sua intera esistenza è stata un rifiuto di farsi incasellare in categorie biologiche o politiche predefinite dal potere. Nei suoi scatti il volto si fa maschera e la maschera si fa verità, svelando la fragilità intrinseca delle grandi narrazioni maschili del Novecento.
